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Scozia,morti 3 bimbi italoamericani
5/8/2010
Probabili vittime della giovane madre
Tragedia familiare a Edimburgo, in Scozia, dove tre bimbi italo-americani sono morti, probabilmente uccisi dalla madre. La donna si è poi gettata dal terzo piano di casa ma è sopravvissuta. Impegnata in un difficile divorzio dal marito Pasquale Riggi, un dipendente della Shell trasferito dagli Usa, un mese fa la madre Theresa li aveva portati via dalla loro casa vicino ad Aberdeen. L'11 di luglio il padre li aveva denunciati come dispersi.
Ancora da chiarire perfettamente la dinamica della tragedia. Alcuni vicini di casa hanno raccontato alla stampa di aver visto la donna piangere e urlare prima di buttarsi dal terzo piano dell'abitazione. Poco dopo si è verificata una forte esplosione. Secondo la polizia a causare la detonazione non sarebbe pero' stato il gas come dapprima si era pensato, ma un'altra fonte.
Dalle autopsie sui tre bambini sarà dunque possibile apprendere con certezza se si è trattato di omicidio. Gli agenti non sono ancora riusciti a parlare con la madre, che resta ricoverata in ospedale. Allan Jones, il sovrintendente responsabile delle indagini ha affermato: ''La famiglia si trovava nella città (a Edimburgo, ndr) da qualche settimana e siamo interessati a parlare con chiunque li abbia conosciuti in questo periodo. Non siamo ancora in grado di parlare con la donna e seguiremo le indicazioni dei suoi medici a questo proposito''. Jones ha inoltre aggiunto che il padre dei bambini è stato interrogato dalla polizia ad Aberdeen ma che su di lui non vi è alcun sospetto. ''E' distrutto ma mantiene il controllo. capisce di essere in possesso di molte delle informazioni di cui abbiamo bisogno. Siamo consci del trauma che sta affrontando'', ha detto il sovrintendente.
Theresa Riggi avrebbe dovuto essere in tribunale per la causa di divorzio, ma dopo che non si era presentata l'avvocato del marito aveva chiesto al giudice di emettere un ordine per la ricerca della donna e dei bambini. Il giudice aveva acconsentito indicando anche che una volta ritrovati i bambini venissero dati in cura agli assistenti sociali. A 24 ore dall'ordine del giudice, la tragedia.
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo488027.shtml
NOTIZIE DEI BAMBINI CHE SOFFRONO NEL MONDO
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martedì 10 agosto 2010
giovedì 28 maggio 2009
Almeno quattro bambini e un adulto sono morti a causa del forte terremoto oggi in Honduras
» 2009-05-28 19:08
Terremoto Honduras: morti e danni
Sono bambini di zone molto povere, escluso rischio tsunami
(ANSA) - TEGUCIGALPA, 28 MAG - Almeno quattro bambini e un adulto sono morti a causa del forte terremoto oggi in Honduras, di magnitudo 7.1 gradi Richter. La protezione civile di Tegucigalpa precisa che per ora il bilancio della scossa e' di diversi feriti e sono ingenti i danni materiali alle abitazioni e le infrastrutture del paese centroamericano. I bambini morti, tra i 3 e i 15 anni, sono del dipartimento di Atlantida, Colon e Lempira, tra le zone piu' povere nel nord del paese. Esclusi rischi di tsunami.
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-05-28_128362004.html
Terremoto Honduras: morti e danni
Sono bambini di zone molto povere, escluso rischio tsunami
(ANSA) - TEGUCIGALPA, 28 MAG - Almeno quattro bambini e un adulto sono morti a causa del forte terremoto oggi in Honduras, di magnitudo 7.1 gradi Richter. La protezione civile di Tegucigalpa precisa che per ora il bilancio della scossa e' di diversi feriti e sono ingenti i danni materiali alle abitazioni e le infrastrutture del paese centroamericano. I bambini morti, tra i 3 e i 15 anni, sono del dipartimento di Atlantida, Colon e Lempira, tra le zone piu' povere nel nord del paese. Esclusi rischi di tsunami.
http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/mondo/news/2009-05-28_128362004.html
lunedì 11 maggio 2009
Sri Lanka, strage di bambini

Sri Lanka, strage di bambini
Ne hanno uccisi più di 100
E' in corso un "bagno di sangue" in Sri Lanka: lo denuncia l'Onu, che stima vi siano anche oltre 100 bambini tra le centinaia di vittime dei bombardamenti degli ultimi giorni
L'esercito accusa le Tigri Tamil della mattanza, mentre i ribelli puntano l'indice contro il governo, che avrebbe bombardato le zone nelle quali si trovano i rifugiati fuggiti dalle zone di guerra. Durissima la condanna della comunità internazionale: ha iniziato stamani Gordon Weiss, portavoce delle Nazioni Unite a Colombo, che ha denunciato un vero e proprio "bagno di sangue" nell'ultimo week-end. "Le Nazioni Unite - ha detto alla stampa Weiss - hanno continuamente avvertito le autorità di uno scenario da bagno di sangue, dal momento che il numero delle vittime civili è aumentato negli ultimi mesi, con l'acuirsi dei combattimenti. Il grande numero di civili uccisi nello scorso fine settimana, tra cui oltre 100 bambini, dimostra - ha concluso Weiss - che il bagno di sangue è diventato realtà". Il sito ufficiale delle Tigri Tamil accusa il governo di una "carneficina continua", annunciando che sarebbero almeno 3500 i feriti uccisi da domenica e 130.000 quelli rifugiati nelle zone di guerra senza adeguata assistenza e ricoveri. Fonti governative sanitarie dalla zona di guerra hanno comunicato che colpi di artiglieria avrebbero ucciso 378 civili e ferito oltre mille persone, ma le vittime sarebbero da attribuire al fatto che i civili vengono usati dai ribelli Tamil come scudi umani. Il governo, poi, smentisce categoricamente i bombardamenti contro i civili, etichettando le notizie che arrivano dalle zone di guerra, come "propaganda" messa in piedi dal network mondiale delle Tigri. Il ministero della Difesa di Colombo si è affrettato ad annunciare di aver portato in salvo, nelle ultime 48 ore, almeno mille civili, e di aver liberato una ventina di bambini soldato costretti dalle Tigri ad impugnare le armi.
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/122900
Colombo: Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
11/05/2009
Onu condanna Colombo per massacro di civili
Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
Condanna da parte delle Nazioni Unite per il massacro di civili tamil compiuto dall'esercito srilankese nello scorso fine settimana: "un bagno di sangue".
"Le Nazioni Unite, sulla base del costante aumento di vittime civili negli ulitimi mesi, avevano abbondantemente avvertito che sarebbe potuto verificarsi un bagno di sangue" ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Gordon Weiss, "l'eccidio di questo fine settimana - ha proseguito Weiss - con oltre cento bambini morti, dimostra che il bagno di sangue è diventato realtà". Nonostante le condanne, il governo di Colombo continua la sua offensiva contro la zona nel nord dell'isola, dove sono asserragliati i ribelli delle Tigri tamil insieme a decine di migliaia di civili. Secondo fonti sanitarie locali, nel corso dei bombardamenti di ieri sono stati almeno 378 i civili uccisi e un migliaio i feriti. I servizi sanitari della zona sono in piena emergenza e non sono in grado di assistere tutti i bisognosi. Fonti del governo srilankese hanno replicato alle accuse sostenendo che sarebbero gli stessi ribelli a bombardare i civili nelle zone da loro controllate, per guadagnare attenzione internazionale e strappare un cessate il fuoco umanitario, che finora il governo ha sempre rifiutato. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, i civili tamil uccisi negli ulimi tre mesi sarebbero circa 6500.
Categoria: Guerra, Salute
Luogo: Sri Lanka
http://it.peacereporter.net/articolo/15632/Onu+condanna+Colombo+per+massacro+di+civili
Onu condanna Colombo per massacro di civili
Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
Condanna da parte delle Nazioni Unite per il massacro di civili tamil compiuto dall'esercito srilankese nello scorso fine settimana: "un bagno di sangue".
"Le Nazioni Unite, sulla base del costante aumento di vittime civili negli ulitimi mesi, avevano abbondantemente avvertito che sarebbe potuto verificarsi un bagno di sangue" ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Gordon Weiss, "l'eccidio di questo fine settimana - ha proseguito Weiss - con oltre cento bambini morti, dimostra che il bagno di sangue è diventato realtà". Nonostante le condanne, il governo di Colombo continua la sua offensiva contro la zona nel nord dell'isola, dove sono asserragliati i ribelli delle Tigri tamil insieme a decine di migliaia di civili. Secondo fonti sanitarie locali, nel corso dei bombardamenti di ieri sono stati almeno 378 i civili uccisi e un migliaio i feriti. I servizi sanitari della zona sono in piena emergenza e non sono in grado di assistere tutti i bisognosi. Fonti del governo srilankese hanno replicato alle accuse sostenendo che sarebbero gli stessi ribelli a bombardare i civili nelle zone da loro controllate, per guadagnare attenzione internazionale e strappare un cessate il fuoco umanitario, che finora il governo ha sempre rifiutato. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, i civili tamil uccisi negli ulimi tre mesi sarebbero circa 6500.
Categoria: Guerra, Salute
Luogo: Sri Lanka
http://it.peacereporter.net/articolo/15632/Onu+condanna+Colombo+per+massacro+di+civili
Colombo: Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
11/05/2009
Onu condanna Colombo per massacro di civili
Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
Condanna da parte delle Nazioni Unite per il massacro di civili tamil compiuto dall'esercito srilankese nello scorso fine settimana: "un bagno di sangue".
"Le Nazioni Unite, sulla base del costante aumento di vittime civili negli ulitimi mesi, avevano abbondantemente avvertito che sarebbe potuto verificarsi un bagno di sangue" ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Gordon Weiss, "l'eccidio di questo fine settimana - ha proseguito Weiss - con oltre cento bambini morti, dimostra che il bagno di sangue è diventato realtà". Nonostante le condanne, il governo di Colombo continua la sua offensiva contro la zona nel nord dell'isola, dove sono asserragliati i ribelli delle Tigri tamil insieme a decine di migliaia di civili. Secondo fonti sanitarie locali, nel corso dei bombardamenti di ieri sono stati almeno 378 i civili uccisi e un migliaio i feriti. I servizi sanitari della zona sono in piena emergenza e non sono in grado di assistere tutti i bisognosi. Fonti del governo srilankese hanno replicato alle accuse sostenendo che sarebbero gli stessi ribelli a bombardare i civili nelle zone da loro controllate, per guadagnare attenzione internazionale e strappare un cessate il fuoco umanitario, che finora il governo ha sempre rifiutato. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, i civili tamil uccisi negli ulimi tre mesi sarebbero circa 6500.
Categoria: Guerra, Salute
Luogo: Sri Lanka
http://it.peacereporter.net/articolo/15632/Onu+condanna+Colombo+per+massacro+di+civili
Onu condanna Colombo per massacro di civili
Sarebbero 378 i civili uccisi ieri, tra cui oltre cento bambini
Condanna da parte delle Nazioni Unite per il massacro di civili tamil compiuto dall'esercito srilankese nello scorso fine settimana: "un bagno di sangue".
"Le Nazioni Unite, sulla base del costante aumento di vittime civili negli ulitimi mesi, avevano abbondantemente avvertito che sarebbe potuto verificarsi un bagno di sangue" ha dichiarato il portavoce delle Nazioni Unite Gordon Weiss, "l'eccidio di questo fine settimana - ha proseguito Weiss - con oltre cento bambini morti, dimostra che il bagno di sangue è diventato realtà". Nonostante le condanne, il governo di Colombo continua la sua offensiva contro la zona nel nord dell'isola, dove sono asserragliati i ribelli delle Tigri tamil insieme a decine di migliaia di civili. Secondo fonti sanitarie locali, nel corso dei bombardamenti di ieri sono stati almeno 378 i civili uccisi e un migliaio i feriti. I servizi sanitari della zona sono in piena emergenza e non sono in grado di assistere tutti i bisognosi. Fonti del governo srilankese hanno replicato alle accuse sostenendo che sarebbero gli stessi ribelli a bombardare i civili nelle zone da loro controllate, per guadagnare attenzione internazionale e strappare un cessate il fuoco umanitario, che finora il governo ha sempre rifiutato. Secondo i dati raccolti dalle Nazioni Unite, i civili tamil uccisi negli ulimi tre mesi sarebbero circa 6500.
Categoria: Guerra, Salute
Luogo: Sri Lanka
http://it.peacereporter.net/articolo/15632/Onu+condanna+Colombo+per+massacro+di+civili
venerdì 6 marzo 2009
Testimonianza di Susanna Zanardi, volontaria per “aiutare i bambini” a Teofilo Otoni, in Brasile
Testimonianza di Susanna Zanardi, volontaria per “aiutare i bambini” a Teofilo Otoni, in Brasile
l nostro intervento:
"aiutare i bambini" partecipa alla ristrutturazione di un asilo a favore di bambini di strada, orfani o figli di prostitute di Teofilo Otoni, una cittadina poverissima lungo l'autostrada Rio-Bahia.
Nell'agosto 2005 quattro nostre volontarie, Elena Soffientini, Claudia Zambon, Loredana Battaglia e Susanna Zanardi, si sono recate a Teofilo Otoni per trascorrere un po' di tempo con i bambini coinvolti nel progetto.
Questa è la loro testimonianza:
«Siamo quasi arrivate a Teofilo.
Siamo appena passate in un paesino che sembrava del far west! Qui il paesaggio è infinito, come fisionomia ricorda un po' l'Irlanda (per le collinette e la vastezza), ma i colori sono totalmente diversi: salta subito all'occhio il contrasto tra il verde intensissimo dell'erba e degli alberi sparsi qua e là e il colore della terra, rossissima. Dopo un lungo viaggio in autobus arriviamo a Teofilo, la città è abbastanza brutta, sembra una città messicana povera. Però è viva, il centro è pieno pieno di negozi e di colori.
La nostra casina è esattamente di fronte al Creche Nino, ed è veramente carina. L'arredamento è spartano, ma per la zona in cui siamo sembra di stare in una reggia.
Facciamo colazione con Suor Zoe, che ci parla dei bambini e della missione, ogni tanto le si lucidano gli occhi, ci mette veramente l'anima in quello che fa. La situazione è pessima, il numero di bambini cresce sempre di più, lo Stato non sovvenziona niente (dà 45 reais -15 euro- al mese per ogni bambino). Le bimbe più grandi sono le più preoccupanti perché quando escono dal centro rimangono subito incinte. Decido di darle subito i soldi che mi hanno dato Maurizio e Sara, lei mi dice che il mese scorso non era riuscita a pagare le funzionarie e che aveva chiesto quei soldi in preghiera. Mi abbraccia forte e mi ringrazia, mi chiama "Suzanina" e dice che i soldi li manda la Madonna. Io già piango e siamo al primo giorno. Andiamo bene.
Entriamo nella Casa das meninas. Una quindicina di bambine ci circondano sorridenti e iniziano subito a bombardarci di incomprensibili parole e ci abbracciano. L'impatto è davvero forte ed emozionante.. Le bimbe ci portano a visitare il centro, ognuna sceglie una di noi, cercano in tutti i modi il contatto fisico, una carezza, la mano, un bacio, un abbraccio. E' veramente paz-ze-sco. Mi commuovo per la seconda volta..
Andiamo poi anche dai più piccini, che sono tantissimi. L'odore non è dei migliori, ma l'atmosfera è bella, i bimbi sono tutti sorridenti e giocosi. Ce n'era uno grandicello che piangeva in un angolo, me lo accollo e lo faccio ridere un po'. Pensare che cresceranno tutti senza mamma e papà è più che straziante.
Poi scendiamo a giocare con le bimbe, sono tutte matte.. naturalmente la più peste si incolla a me e cerca di cacciare tutte quelle che si avvicinano, dice che mi vorrebbe come mamma.La cosa allucinante è che ti chiedono affetto e, senza accorgersene, te ne danno il triplo.
Oggi è il giorno delle visite dei genitori (quelli che esistono), la suora dice che è il giorno più brutto perché non viene mai nessuno e chi viene sarebbe meglio che non venisse .
Una sera abbiamo invitato qui a casa nostra 4 delle ragazze piu' grandi, tra cui una di 13 anni che è incinta di 7 mesi. Altra prediletta. Lei mi sconvolge veramente. La guardo e mi impressiono da morire. Ma come è possibile?? ha ancora la faccia di una bimba.chissà com'è successo. Mi verrebbe tanta voglia di portarla via da qui. prima l'ho abbracciata forte, e lei non si staccava più, stavo per crollare.
I giorni passano e inizio a preoccuparmi per la partenza. penso a quando sarò in Italia . mi piacerebbe tantissimo rimanere in contatto con qualcuno che mi tenga informata su questi piccini. e anche sulle ragazze, sono così dolci.
Le facce di questi cuccioli sono la cosa più bella che mi porterò dentro dal Brasile. e nei miei occhi ci sarà sempre un po' dei loro sorrisi..
Prima crisi di pianto. Beh meraviglioso, contando che mancano ben 6 giorni alla partenza. I bambini ormai li conosco tutti bene, Karina ha definitivamente deciso di chiamarmi mamma e Patric quando andiamo via sembra che gli stiano asportando un rene. E a tutto ciò si è aggiunto l'attaccamento delle ragazze, che all'inizio non erano molto fiduciose ma adesso ci amano pazzamente. Oggi una ci ha ringraziato dicendo che abbiamo portato l'allegria.
Il distacco dai bambini è stato veramente uno strazio. Anche salutare i più grandi non è stato facile, sono riscoppiata a piangere quando Patric mi ha sgranato i suoi occhioni neri, dopodichè Pedro e Ana Carolina si sono messi ad asciugarmi le lacrime e a cantarmi la canzoncina di addio. Meravigliosi. Non li dimenticherò mai. Mi porterò il loro sorriso dentro per sempre.
Sono contentissima di aver fatto questa esperienza, di averla voluta fortemente e di aver avuto il "coraggio" di farla. E' come se avessi sempre saputo che sarebbe andata così. Bellissimo. E la cosa strana è che il ritorno non mi spaventa, stranamente (per come sono fatta io) lo sto vivendo benissimo! Probabilmente perché sto talmente bene, sono talmente felice, che vivo tutto in maniera positiva.tutto è più bello, è più tranquillo.. bellissima sensazione.
Adesso torno e mi sembrerà di passare attraverso il trasportatore spazio-temporale, probabilmente a casa tutto sarà rimasto fermo. E chissà se le persone mi leggeranno in faccia l'altra realtà che ho assaporato e vissuto. Chissà.»
http://www.aiutareibambini.it/volontariato/4-testimonianze/438-testimonianza-di-susanna-zanardi-volontaria-per-aiutare-i-bambini-a-teofilo-otoni-in-brasile
l nostro intervento:
"aiutare i bambini" partecipa alla ristrutturazione di un asilo a favore di bambini di strada, orfani o figli di prostitute di Teofilo Otoni, una cittadina poverissima lungo l'autostrada Rio-Bahia.
Nell'agosto 2005 quattro nostre volontarie, Elena Soffientini, Claudia Zambon, Loredana Battaglia e Susanna Zanardi, si sono recate a Teofilo Otoni per trascorrere un po' di tempo con i bambini coinvolti nel progetto.
Questa è la loro testimonianza:
«Siamo quasi arrivate a Teofilo.
Siamo appena passate in un paesino che sembrava del far west! Qui il paesaggio è infinito, come fisionomia ricorda un po' l'Irlanda (per le collinette e la vastezza), ma i colori sono totalmente diversi: salta subito all'occhio il contrasto tra il verde intensissimo dell'erba e degli alberi sparsi qua e là e il colore della terra, rossissima. Dopo un lungo viaggio in autobus arriviamo a Teofilo, la città è abbastanza brutta, sembra una città messicana povera. Però è viva, il centro è pieno pieno di negozi e di colori.
La nostra casina è esattamente di fronte al Creche Nino, ed è veramente carina. L'arredamento è spartano, ma per la zona in cui siamo sembra di stare in una reggia.
Facciamo colazione con Suor Zoe, che ci parla dei bambini e della missione, ogni tanto le si lucidano gli occhi, ci mette veramente l'anima in quello che fa. La situazione è pessima, il numero di bambini cresce sempre di più, lo Stato non sovvenziona niente (dà 45 reais -15 euro- al mese per ogni bambino). Le bimbe più grandi sono le più preoccupanti perché quando escono dal centro rimangono subito incinte. Decido di darle subito i soldi che mi hanno dato Maurizio e Sara, lei mi dice che il mese scorso non era riuscita a pagare le funzionarie e che aveva chiesto quei soldi in preghiera. Mi abbraccia forte e mi ringrazia, mi chiama "Suzanina" e dice che i soldi li manda la Madonna. Io già piango e siamo al primo giorno. Andiamo bene.
Entriamo nella Casa das meninas. Una quindicina di bambine ci circondano sorridenti e iniziano subito a bombardarci di incomprensibili parole e ci abbracciano. L'impatto è davvero forte ed emozionante.. Le bimbe ci portano a visitare il centro, ognuna sceglie una di noi, cercano in tutti i modi il contatto fisico, una carezza, la mano, un bacio, un abbraccio. E' veramente paz-ze-sco. Mi commuovo per la seconda volta..
Andiamo poi anche dai più piccini, che sono tantissimi. L'odore non è dei migliori, ma l'atmosfera è bella, i bimbi sono tutti sorridenti e giocosi. Ce n'era uno grandicello che piangeva in un angolo, me lo accollo e lo faccio ridere un po'. Pensare che cresceranno tutti senza mamma e papà è più che straziante.
Poi scendiamo a giocare con le bimbe, sono tutte matte.. naturalmente la più peste si incolla a me e cerca di cacciare tutte quelle che si avvicinano, dice che mi vorrebbe come mamma.La cosa allucinante è che ti chiedono affetto e, senza accorgersene, te ne danno il triplo.
Oggi è il giorno delle visite dei genitori (quelli che esistono), la suora dice che è il giorno più brutto perché non viene mai nessuno e chi viene sarebbe meglio che non venisse .
Una sera abbiamo invitato qui a casa nostra 4 delle ragazze piu' grandi, tra cui una di 13 anni che è incinta di 7 mesi. Altra prediletta. Lei mi sconvolge veramente. La guardo e mi impressiono da morire. Ma come è possibile?? ha ancora la faccia di una bimba.chissà com'è successo. Mi verrebbe tanta voglia di portarla via da qui. prima l'ho abbracciata forte, e lei non si staccava più, stavo per crollare.
I giorni passano e inizio a preoccuparmi per la partenza. penso a quando sarò in Italia . mi piacerebbe tantissimo rimanere in contatto con qualcuno che mi tenga informata su questi piccini. e anche sulle ragazze, sono così dolci.
Le facce di questi cuccioli sono la cosa più bella che mi porterò dentro dal Brasile. e nei miei occhi ci sarà sempre un po' dei loro sorrisi..
Prima crisi di pianto. Beh meraviglioso, contando che mancano ben 6 giorni alla partenza. I bambini ormai li conosco tutti bene, Karina ha definitivamente deciso di chiamarmi mamma e Patric quando andiamo via sembra che gli stiano asportando un rene. E a tutto ciò si è aggiunto l'attaccamento delle ragazze, che all'inizio non erano molto fiduciose ma adesso ci amano pazzamente. Oggi una ci ha ringraziato dicendo che abbiamo portato l'allegria.
Il distacco dai bambini è stato veramente uno strazio. Anche salutare i più grandi non è stato facile, sono riscoppiata a piangere quando Patric mi ha sgranato i suoi occhioni neri, dopodichè Pedro e Ana Carolina si sono messi ad asciugarmi le lacrime e a cantarmi la canzoncina di addio. Meravigliosi. Non li dimenticherò mai. Mi porterò il loro sorriso dentro per sempre.
Sono contentissima di aver fatto questa esperienza, di averla voluta fortemente e di aver avuto il "coraggio" di farla. E' come se avessi sempre saputo che sarebbe andata così. Bellissimo. E la cosa strana è che il ritorno non mi spaventa, stranamente (per come sono fatta io) lo sto vivendo benissimo! Probabilmente perché sto talmente bene, sono talmente felice, che vivo tutto in maniera positiva.tutto è più bello, è più tranquillo.. bellissima sensazione.
Adesso torno e mi sembrerà di passare attraverso il trasportatore spazio-temporale, probabilmente a casa tutto sarà rimasto fermo. E chissà se le persone mi leggeranno in faccia l'altra realtà che ho assaporato e vissuto. Chissà.»
http://www.aiutareibambini.it/volontariato/4-testimonianze/438-testimonianza-di-susanna-zanardi-volontaria-per-aiutare-i-bambini-a-teofilo-otoni-in-brasile
sabato 28 febbraio 2009
Chi si occuperà dei bambini traumatizzati di Gaza?


Chi si occuperà dei bambini traumatizzati di Gaza?
Padre Manuel Mussallam (sacerdote cattolico di Gaza) parla.
Intervista di Anne Guion il 20 gennaio 2009 - Traduzione di Anissa
ASSOCIAZIONE ZAATAR, 13 febbraio 2009
Padre Manuel Mussallam dirige una delle tre scuole cristiane del territorio, accoglie 1200 scolari. Sono le sole scuole miste della città dove i ragazzi dei 3000 cristiani di Gaza vengono istruiti. Raggiunto per telefono lunedì 19 gennaio, dopo averlo già incontrato nell’Aprile 2008, al momento del nostro report sulla spiaggia di Gaza, unico luogo di svago per gli abitanti di Gaza.
Domenica scorsa ho celebrato la mia prima messa dopo l’inizio della guerra; c’erano una sessantina di persone, dopo abbiamo fatto un giro in macchina per renderci conto delle distruzioni: hanno bombardato la Corte di giustizia, delle località antiche registrate come patrimonio dell’UNESCO. I vetri delle finestre delle case sono stati spazzati via, la gente vive nel freddo. Nelle strade i passanti sono tristi, nessuno parla, alcuni giovani, stravolti, sono seduti sul bordo delle strade per vedere il sole che non hanno visto da tre settimane. Non ci sono bambini nelle strade; queste sono tutte dissestate.
La maggior parte delle vittime sono civili: bambini, vecchi e donne tutti disarmati; la gente di Gaza ha cercato di trovare rifugio presso amici di famiglia. Hanno vissuto questi 22 giorni rintanati a casa senza acqua, senza elettricità con la paura. La vita era già difficile a Gaza, ma nessuno era abituato ad una tale brutalità. Gli aerei F-16 e gli F-32 hanno sganciato delle bombe distruggendo edifici di 5-6 piani, riducendo in polvere delle abitazioni. La popolazione è stanca, traumatizzata. Gli Israeliani hanno utilizzato delle armi che hanno bruciato atrocemente i corpi, hanno stipato le persone nelle scuole dell’Unrwa, negli stabilimenti dell’Onu; in una classe vi erano da 50 a 60 persone: donne, uomini, bambini tutti insieme. Non c’era niente da mangiare, né da bere, né per lavarsi durante i 22 giorni. La sola acqua da bere era quella salata del mare. A causa della paura i bambini traumatizzati facevano pipì al letto più volte durante la notte; non c’era acqua per lavare i loro abiti, né c’erano materassi di ricambio. Non vi era modo di riscaldare i biberon per i lattanti. Hanno tolto loro l’umanità. Durante gli attacchi, chi usciva a cercare cibo o acqua rischiava la vita.
La casa delle suore del rosario, dove vivono due religiose francesi e una italiana, è stata colpita da tre missili; per fortuna le suore erano appena partite per Gerusalemme. Quattro missili sono stati lanciati sulla scuola da me diretta. Una bomba nel cortile è ancora fumante; noi non possiamo rimuoverla. Qui non vi sono sminatori che potrebbero fare il lavoro. Non c’è lezione a scuola, ma i vicini hanno paura che quella bomba esploda. Non ho notizie dei miei allievi e delle loro famiglie, le comunicazioni sono difficili. So soltanto che una delle mie allieve cristiane è morta; si chiamava Christine, aveva 16 anni e frequentava la decima classe. Stava a casa sua quanto un F-16 ha lanciato un missile contro la casa vicina ed è morta per la deflagrazione.
Vicino al mare c’era un parco con degli alberi e dei giochi per i bambini. I carri armati israeliani vi sono entrati, hanno sradicato gli alberi e distrutto i giochi. Perché? E’ la domanda che tutti si pongono. Quando un bambino a scuola da uno schiaffo ad un altro, la prima cosa che il Direttore gli chiede è: perché? Perché la comunità internazionale non ha mai posto la domanda ai Palestinesi che lanciano i razzi su Israele? Essa non ha mai realizzato che quelli che lanciavano dei razzi erano senza avvenire, senza lavoro e senza cibo. Io condanno la violenza, ma dal 2002 i razzi hanno ucciso 10 israeliani. La legge del taglione vuole che per vendicare queste 10 persone Israele ne uccida 1300 e ne ferisca 5000? La maggior parte dei feriti sono mutilati, mani e piedi e con le gambe rotte. Chi si farà carico delle persone handicappate? Chi si farà carico dei bambini traumatizzati? Qui non abbiamo delle persone competenti per questo; se ci rendiamo conto che per ogni morto, per ogni ferito sono coinvolte una cinquantina di persone: famiglia ed gli amici. Ciò significa che tutta la striscia di Gaza ne rimane colpita. Perfino nei cimiteri le bombe hanno rivoltato la terra e dissotterrato i cadaveri. Gli abitanti di Gaza non trovano più posto per seppellire i loro morti. Alcuni hanno riaperto delle tombe recenti per deporvi 3 0 4 corpi.
Sono cristiano, non posso incitare alla violenza, sono contro la guerra, ma oggi come prete le parole di perdono e di carità mi vanno di traverso in gola e vi restano prigioniere. Ma, chi può sentirle oggi?
Link originale :
www.associazionezaatar.org/index.php?option=com_content&task=view&id=519&Itemid=1
Link a questa pagina : http://www.terrasantalibera.org/chisioccuperabambinigaza.htm
http://www.terrasantalibera.org:80/chisioccuperabambinigaza.htm
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sabato 24 gennaio 2009
Spagna, tetto centro sportivo crolla per il vento: 3 bambini morti e 16 feriti
Spagna, tetto centro sportivo crolla per il vento: 3 bambini morti e 16 feriti
BARCELLONA (24 gennaio) - Almeno tre bambini, tra i 9 e i 12 anni, sono morti a Barcellona a causa del crollo del tetto di un palazzetto dello sport nella località di Sant Boi de Llobregat, nei pressi di Barcellona. Un portavoce del governo catalano precisa che i feriti sono 16, di cui due gravi. Secondo fonti dei vigili del fuoco, l'incidente è avvenuto a causa delle forti raffiche di vento che hanno colpito la zona. Al momento dell'incidente nel centro sportivo, dove stava per iniziare una partita di baseball, si trovavano tra le 20 e le 30 persone, per la maggior parte bambini.
Il nord della Spagna, come il sud-ovest della Francia, nelle ultime 24 ore è stato colpito da una perturbazione proveniente dall'Atlantico, con forti venti che arrivano a toccare i 150 chilometri orari. Ieri a causa del maltempo due persone sono morte in Catalogna e in Galizia
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=14012&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=
BARCELLONA (24 gennaio) - Almeno tre bambini, tra i 9 e i 12 anni, sono morti a Barcellona a causa del crollo del tetto di un palazzetto dello sport nella località di Sant Boi de Llobregat, nei pressi di Barcellona. Un portavoce del governo catalano precisa che i feriti sono 16, di cui due gravi. Secondo fonti dei vigili del fuoco, l'incidente è avvenuto a causa delle forti raffiche di vento che hanno colpito la zona. Al momento dell'incidente nel centro sportivo, dove stava per iniziare una partita di baseball, si trovavano tra le 20 e le 30 persone, per la maggior parte bambini.
Il nord della Spagna, come il sud-ovest della Francia, nelle ultime 24 ore è stato colpito da una perturbazione proveniente dall'Atlantico, con forti venti che arrivano a toccare i 150 chilometri orari. Ieri a causa del maltempo due persone sono morte in Catalogna e in Galizia
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=14012&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=
venerdì 23 gennaio 2009
Belgio, massacro in un asilo: uccisi due bambini
In Norvegia sparatoria fuori scuola
Belgio, massacro in un asilo: uccisi due bambini
L'irruzione in un asilo a Termonde, a nord di Bruxelles, e tre morti: due bambini ed un adulto. In Norvegia invece una sparatoria fuori da scuola ha provocato due morti.
Paura in una scuola elementare della Norvegia; dramma in un asilo del Belgio. I due Paesi si sono svegliati questa mattina uniti da una tragica coincidenza: due fatti di sangue avvenuti entrambi in strutture per l'infanzia.
A Tromsoe, nel nord della Norvegia, un uomo e una donna sono rimasti uccisi in una sparatoria avvenuta nel parcheggio antistante una scuola. La polizia ha specificato che la situazione appare sotto controllo e che nessun bimbo è stato coinvolto.
A Dendermonde, quartiere fiammingo alle porte di Bruxelles, c'è stata un'irruzione in un asilo nido. Qui un uomo, riferiscono mezzi di informazione locali, è entrato nell'edificio a volto coperto e, armato di coltello, si è accanito sui bambini. Il ministero dll'Interno belga ha comunicato che le vittime sono tre: due bambini e un adulto. Inoltre, secondo il quotidiano Het Laatste Nieuws, venti bambini sarebbero rimasti feriti. Poco dopo l'uomo è stato arrestato, aveva il volto dipinto di bianco e nero.
Secondo le prime testimonianze l'uomo si sarebbe presentato alla scuola (il cui portone era aperto) con il viso dipinto e gli occhi cerchiati in nero chiedendo ad un addetto alla cucina dove erano ospitati i bebè e, coltello alla mano si sarebbe recato nei locali ed avrebbe iniziato a menare fendenti. Le autorità non hanno al momento chiarito chi sia l'adulto ucciso, si sa solo che c'è stata una collutazione tra l'assassino ed alcune persone che tentavano di fermarlo.
Nella scuola al momento dell'aggressione erano presenti 18 bambini tra gli zero e i tre anni e cinque o sei adulti, è stato spiegato in conferenza stampa. Un bimbo ed un dipendendente della scuola sono stati uccisi subito, mentre un altro bimbo è morto in seguito. I feriti al momento ricoverati, è stato spiegato, sono dieci bimbi e un adulto. L'assassino è stato fermato a Labbeke, poco distante da Termonde da un'autopattuglia mentre si allontanava dalla scuola, con calma, in bicicletta.
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/01/23/980260-belgio_massacro_asilo_uccisi_bambini.shtml
Belgio, massacro in un asilo: uccisi due bambini
L'irruzione in un asilo a Termonde, a nord di Bruxelles, e tre morti: due bambini ed un adulto. In Norvegia invece una sparatoria fuori da scuola ha provocato due morti.
Paura in una scuola elementare della Norvegia; dramma in un asilo del Belgio. I due Paesi si sono svegliati questa mattina uniti da una tragica coincidenza: due fatti di sangue avvenuti entrambi in strutture per l'infanzia.
A Tromsoe, nel nord della Norvegia, un uomo e una donna sono rimasti uccisi in una sparatoria avvenuta nel parcheggio antistante una scuola. La polizia ha specificato che la situazione appare sotto controllo e che nessun bimbo è stato coinvolto.
A Dendermonde, quartiere fiammingo alle porte di Bruxelles, c'è stata un'irruzione in un asilo nido. Qui un uomo, riferiscono mezzi di informazione locali, è entrato nell'edificio a volto coperto e, armato di coltello, si è accanito sui bambini. Il ministero dll'Interno belga ha comunicato che le vittime sono tre: due bambini e un adulto. Inoltre, secondo il quotidiano Het Laatste Nieuws, venti bambini sarebbero rimasti feriti. Poco dopo l'uomo è stato arrestato, aveva il volto dipinto di bianco e nero.
Secondo le prime testimonianze l'uomo si sarebbe presentato alla scuola (il cui portone era aperto) con il viso dipinto e gli occhi cerchiati in nero chiedendo ad un addetto alla cucina dove erano ospitati i bebè e, coltello alla mano si sarebbe recato nei locali ed avrebbe iniziato a menare fendenti. Le autorità non hanno al momento chiarito chi sia l'adulto ucciso, si sa solo che c'è stata una collutazione tra l'assassino ed alcune persone che tentavano di fermarlo.
Nella scuola al momento dell'aggressione erano presenti 18 bambini tra gli zero e i tre anni e cinque o sei adulti, è stato spiegato in conferenza stampa. Un bimbo ed un dipendendente della scuola sono stati uccisi subito, mentre un altro bimbo è morto in seguito. I feriti al momento ricoverati, è stato spiegato, sono dieci bimbi e un adulto. L'assassino è stato fermato a Labbeke, poco distante da Termonde da un'autopattuglia mentre si allontanava dalla scuola, con calma, in bicicletta.
http://iltempo.ilsole24ore.com/2009/01/23/980260-belgio_massacro_asilo_uccisi_bambini.shtml
martedì 13 gennaio 2009
COMITATO ONU DIRITTI INFANZIA: DEVASTANTI EFFETTI GUERRA SUI BAMBINI

STRISCIA DI GAZA
13/1/2009 22.18
COMITATO ONU DIRITTI INFANZIA: DEVASTANTI EFFETTI GUERRA SUI BAMBINI
Giustizia e Diritti umani, Brief
“Profonda preoccupazione per gli effetti devastanti dell’offensiva militare a Gaza rispetto ai minori” è stata espressa oggi dal Comitato dell’Onu sui diritti dell’infanzia. “Centinaia di bambini sono stati uccisi o feriti, molti in maniera grave – hanno scritto in una nota i 18 componenti del Comitato – molti hanno anche perso i loro cari; le continue violenze e la distruzione di abitazioni, generi di conforto e infrastrutture stanno gravemente compromettendo i diritti umani soprattutto in relazione a salute, educazione e vita familiare”. Gli effetti di tutto ciò che l’intera popolazione palestinese sta vivendo, sottolinea il Comitato dell’Onu, avranno durature ripercussioni anche psicologiche su intere generazioni. In base all’articolo 38 della Convenzione sui diritti dell’infanzia, ratificata da 193 nazioni tra cui Israele, nel corso di conflitti armati i paesi firmatari devono prendere misure tali da assicurare la protezione dei minori e il rispetto del diritto umanitario internazionale. Ciononostante, il Comitato sottolinea che “molti bambini hanno perso la loro vita proprio per il mancato rispetto delle raccomandazioni della convenzione e che sono state colpite anche scuole, alcune delle quali gestite dalle stesse Nazioni Unite. Facendo proprio l’appello della risoluzione 1860 del Consiglio di sicurezza dell’Onu il Comitato sui diritti dell’infanzia ha chiesto un’immediata cessazione delle ostilità.[GB]
http://www.misna.org/news.asp?a=1&IDLingua=2&id=234937
domenica 11 gennaio 2009
Rania di Giordania, la regina dei bambini

Rania di Giordania, la regina dei bambini
La regina di Giordania, Rania Al Abdullah, attiva promotrice dei diritti umani nel mondo arabo e dal 2007 “Difensore emerito dell’infanzia” per l’UNICEF ha lanciato un accorato appello per un immediato cessate il fuoco e per la tutela dei bambini e dei civili di Gaza, teatro della massiccia offensiva militare lanciata da Israele. Inoltre la regina Rania è tra coloro che nel Paese arabo hanno deciso di donare il proprio sangue a favore dei palestinesi residenti nella Striscia di Gaza. Ecco il testo integrale dell’appello di Rania di Giordania pronunciato ad Amman:
La nostra umanità è incompleta
Tutti gli esseri umani nascono liberi e pari in dignità e diritti...Articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Ognuno ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza personale...Articolo 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Da 41 anni la gente di Gaza vive sotto occupazione. Da 18 mesi, vive sotto assedio. E da 10 giorni la popolazione di Gaza è soggetta ad attacchi militari crudeli e ininterrotti.
O la Dichiarazione non è così “universale” oppure gli abitanti di Gaza non sono esseri umani, meritevoli dei medesimi diritti “universali” degli altri. Questo è il messaggio che il mondo sta inviando oggi.
Oggi sono qui con altri rappresentanti di organizzazioni della famiglia delle Nazioni Unite per condividere con noi la gravità della crisi umanitaria di Gaza.
Ma non c’è solo la crisi umanitaria di Gaza... c’è una crisi nella nostra umanità globale. Nelson Mandela una volta ha detto che “la nostra libertà è incompleta senza quella dei Palestinesi”. Oggi io vi dico: la nostra umanità è incompleta senza di loro. È incompleta. Non è universale.
Questo è allora il messaggio che io mando ai leader del mondo: La nostra umanità è incompleta quando i bambini, a qualunque nazione appartengano, sono vittime di operazioni militari.
Sono morti finora più di 70 bambini. Quasi 600 sono rimasti feriti. Cosa dice il mondo alle loro madri? Alla madre che ha perso cinque figlie in un solo giorno? Alle madri che vedono i loro figli preda del dolore e del terrore, alle prese con traumi superiori a quelli che chiunque di noi vive nell’arco di una vita intera?
Dirà che si trattava di danni collaterali?
Che le loro vite non contano?
Che le loro morti non contano?
Che i bambini di Gaza non hanno “diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza”?
Cosa diremo loro?
È imperativo che ogni nazione agisca per fermare questo conflitto e per far aprire tutti i varchi, specialmente quello di Karni [il principale valico per il passaggio di merci tra Gaza e Israele], per consentire un transito sicuro ai cereali, ai farmaci, al carburante e agli altri beni di vitale importanza.
Come minimo, dobbiamo premere per un cessate il fuoco: una tregua umanitaria, una tregua per l’infanzia, per soccorrere i feriti, per cercare i corpi di coloro che sono seppelliti sotto le macerie, per aiutare i malati e gli anziani intrappolati nelle loro case, per portare medicine, attrezzature e personale umanitario.
Come minimo, i governi dovrebbero...anzi, devono contribuire all'appello di emergenza dell’UNRWA per 34 milioni di dollari, necessari per i bisogni immediati dei civili innocenti di Gaza.
I bambini di Gaza, quelli uccisi e quelli che sopravvivono a malapena...le loro madri, i loro padri...non sono danni collaterali accettabili. Le loro vite contano, la loro scomparsa conta. Non sono separabili dal resto della nostra umanità: non lo è alcun civile, non lo è alcun bambino.
Pubblicato da VicenzaPopolare
http://vicenzapopolare.blogspot.com/2009/01/rania-di-giordania-la-regina-dei.html
martedì 6 gennaio 2009
LA CROCE ROSSA IMPEGNATA CON I BAMBINI DI GAZA

LA CROCE ROSSA IMPEGNATA CON I BAMBINI DI GAZA
A Gaza nuovo centro Cri per bambini
04 gen 2009
Da Gaza arrivano in questi giorni solo notizie di guerra. Tra le
vittime, molti sono civili e fra questi bambini. Ma non è solo la
guerra a fare notizia in quelle terre devastate. La Croce Rossa
italiana ha annunciato l'apertura di un nuovo centro di sostegno
psicosociale destinato a bambini vittime del conflitto.
La struttura, che nasce da una collaborazione con la Mezza Luna Rossa
Palestinese nell'ambito di un progetto avviato dal 2005, permetterà di
curare circa 9 mila bambini ogni anno. La guerra, che in quei
territori è diventata quasi una compagna costante dei più piccoli,
produce conseguenze devastanti sulla stabilità emotiva e sociale dei
bambini. Fondamentale diventa allora agire con e su di loro per
contribuire a fermare questi orrori.
Il progetto ha dato vita già a due Centri di assistenza psicosociale
in favore dei bambini vittime del conflitto, ad Hebron e a Khan Younis
nella Striscia di Gaza. Il terzo Centro di sostegno psicosociale a
Gaza City servirà a coprire le necessità della popolazione della parte
centrale e settentrionale della Striscia di Gaza.
Per avere maggiori informazioni e sostenere le attività della Croce
Rossa in Palestina si può consultare il sito: www.cri.it
http://www.bimbi.it/Osservatorio/articoli/A_Gaza_nuovo_centro_Cri_per...
News elaborate dall'Ufficio Stampa e Comunicazione C.R.I.
(Coordinamento operativo: Dr. Fausto Taverniti)
Croce Rossa Italiana: a Gaza city nuovo centro di sostegno
psicosociale per i bambini vittime del conflitto
Roma 03-01-2009
La Croce Rossa Italiana sostiene un importante programma psicosociale
in Palestina dall’inizio del 2005, in partenariato con la Mezza Luna
Rossa Palestinese (Palestine Red Crescent Society). Il progetto è
basato su due Centri di assistenza psicosociale in favore dei bambini
vittime del conflitto, ad Hebron e a Khan Younis nella Striscia di
Gaza. Ogni Centro segue annualmente circa 9.000 piccoli pazienti, per
un totale di oltre 18.000 bambini.
Dal 2008, la CRI fa parte di un Consorzio di Società di Croce Rossa
europee (CR Danese, CR Islandese, CR Francese) per l’implementazione
di un progetto psicosociale basato sulla scuola (School Based Psycho
Social Project) chiamato CABAC (Children Affected By Armed Conflicts).
Questo progetto è una componente importante del più vasto programma
psicosociale sostenuto dalla CRI ed è finanziato in gran parte
dall’Unione Europea. Il valore complessivo di questo progetto è di
1.200.000 Euro dei quali circa 900.000 Euro sono assicurati dall’UE e
300.000 Euro dal Consorzio delle 4 Società di Croce Rossa. Il progetto
è implementato in 130 scuole nella West Bank: Hebron, Gerusalemme Est,
Qalkilyia, Tubas, Tulkarem, Jaba ed è rivolto specialmente ai bambini
tra i 10 e i 12 anni, agli insegnanti e ai genitori. Il periodo di
implementazione è agosto 2008 – luglio 2009.
Inoltre, la CRI nei prossimi giorni aprirà un terzo Centro di sostegno
psicosociale a Gaza City per coprire le necessità della popolazione
della parte centrale e settentrionale della Striscia di Gaza, mentre
la parte meridionale della Striscia continuerà ad essere servita dal
Centro CRI di Khan Younis. Anche il nuovo Centro psicosociale di Gaza
City avrà la capacità di curare circa 9.000 piccoli pazienti all’anno.
“Croce Rossa Italiana, nel nostro Paese e all’estero, ha tra le sue
priorità la tutela della gioventù, proprio perché saranno i giovani a
costruire la società del futuro. E lavorare per e con i giovani, in
molti casi, significa lavorare per la pace. Nei territori palestinesi
tuteliamo i più piccoli nei nostri centri psicosociali dato che i
bambini sono da considerare i più vulnerabili perché la situazione di
tensione e guerra permanente ha un impatto particolarmente grave sulla
loro salute emotiva”, ha commentato il Commissario straordinario di
Croce Rossa Italiana, Francesco Rocca.
“Esiste, inoltre, un esempio di unione, fratellanza e superamento
delle divisioni che parte dai giovani di Croce Rossa. Non più tardi di
due mesi fa, a Paestum, è stata organizzata una gara tra vari team
internazionali sul primo soccorso, una sorta di competizione per
valutare la bravura delle singole squadre e la loro capacità di
reazione in una serie di simulazioni di crisi. Grazie a Croce Rossa
Italiana, la Mezza Luna Rossa palestinese e la consorella israeliana
Magen David Adom concorrono in un’unica squadra. Un piccolo miracolo,
simbolo del lavoro straordinario del Movimento internazionale”, ha
concluso Francesco Rocca.
Per dare supporto alle attività CRI in Palestina è possibile
effettuare delle donazioni online all’indirizzo http://www.cri.it/donazioni.html
oppure effettuare un bonifico bancario con la causale “Pro Palestina”
e con le seguenti coordinate:
C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di
Roma Bissolati - Tesoreria - Via San Nicola da Tolentino 67 - Roma,
intestato a Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 - 00187 Roma.
Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono:
IT66 - C010 0503 3820 0000 0218020
Intestato a: “Croce Rossa Italiana, Via Toscana 12 - 00187 Roma”.
(a cura di Tommaso Della Longa, portavoce del Commissario
straordinario)
http://www.cri.it/pages/get?type=article&sec=ATT&cat=ATNEW&i=3453
87 BAMBINI FRA LE VITTIME CIVLI A GAZA FINO IL 04 01 2009

Fra le vittime civili 87 bambini
Secondo giorno dell'offensiva di terra di Israele. Combattimenti con i
miliziani di Hamas
Cinque palestinesi di una stessa famiglia, fra cui una 14enne, uccisi
da una cannonata
Gaza, 512 vittime in nove giorni
L'esercito avanza nella Striscia
Popolazione allo stremo. Niente elettricità e telefoni. Mancano
carburante e cibo
Il parroco: "Qui i bambini impazziscono dalla paura, muoiono di
infarto"
Bimbi morti di paura. "In questi giorni due bambini sono morti di
paura - racconta il parroco di Gaza, monsignor Manawel Musallam - uno
dopo aver visto bombardare una casa, aveva 12 anni, l'altra ne aveva
16, era in casa, ha sentito arerei sganciare missili. Sono morti di
spavento. La situazione per loro qui è infernale".
(4 gennaio 2009)
http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-45/punt...
giovedì 1 gennaio 2009
Afghanistan: un kamikaze uccide 14 bambini davanti a scuola
Afghanistan: un kamikaze uccide 14 bambini davanti a scuola
Venti afghani, tra cui 14 scolari, sono morti vittime di un attentatore suicida nell'est dell'Afghanistan, mentre, tra ieri e oggi, sono stati uccisi due soldati canadesi. Lo hanno annunciato le autorità afghane, canadesi e la forza militare della Nato in Afghanistan (Isaf).
L'attentato più sanguinoso ha avuto luogo nella provincia orientale di Khost, dove un kamikaze al volante di una vettura piena d'esplosivo si è fatto saltare in aria davanti alla sede delle autorità del distretto di Ismail Khail (Mando Zayi), vicino a un collegio dove numerosi scolari erano venuti per conoscere i risultati dei loro esami. «L'esplosione ha ucciso 16 afghani e ne ha feriti altri 58. Tra i morti, ci sono 14 bambini e un soldato», ha annunciato l'Isaf in un comunicato.
L'attentatore «voleva far esplodere la sua vettura nel quartier generale» dive si stava svolgendo un incontro tra il governatore del distretto, Dawlat Khan Qayomi, e importanti capi tribali dell'area, venuti a discutere di sicurezza in vista delle elezioni presidenziali previste nel 2009», sostiene la polizia locale. Il governatore Qayomi ha accusato i ribelli talebani, molto attivi in quella provincia alla frontiera con il Pakistan, di aver organizzato l'attentato che ancora non è stato rivendicato.
Nella provincia di Kandahar (sud), altro centro di ribellione, due soldati canadesi dell'Isaf, un poliziotto e un interprete afghano sono stati uccisi ieri da una bomba mentre erano di pattuglia a piedi. Lo ha annunciato un portavoce militare canadese. Nell'attentato sono anche rimasti feriti altri quattro soldati canadesi e un interprete. Sempre a Kandahar, un membro del consiglio provinciale è stato abbattuto sabato sera in una moschea. Nella vicina provincia di Oruzgan, un civile è stato ucciso e due altri
feriti oggi da una bomba scoppiata davanti a un negozio di musica a Tirin Kot.
28 dicembre 2008
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74621
Venti afghani, tra cui 14 scolari, sono morti vittime di un attentatore suicida nell'est dell'Afghanistan, mentre, tra ieri e oggi, sono stati uccisi due soldati canadesi. Lo hanno annunciato le autorità afghane, canadesi e la forza militare della Nato in Afghanistan (Isaf).
L'attentato più sanguinoso ha avuto luogo nella provincia orientale di Khost, dove un kamikaze al volante di una vettura piena d'esplosivo si è fatto saltare in aria davanti alla sede delle autorità del distretto di Ismail Khail (Mando Zayi), vicino a un collegio dove numerosi scolari erano venuti per conoscere i risultati dei loro esami. «L'esplosione ha ucciso 16 afghani e ne ha feriti altri 58. Tra i morti, ci sono 14 bambini e un soldato», ha annunciato l'Isaf in un comunicato.
L'attentatore «voleva far esplodere la sua vettura nel quartier generale» dive si stava svolgendo un incontro tra il governatore del distretto, Dawlat Khan Qayomi, e importanti capi tribali dell'area, venuti a discutere di sicurezza in vista delle elezioni presidenziali previste nel 2009», sostiene la polizia locale. Il governatore Qayomi ha accusato i ribelli talebani, molto attivi in quella provincia alla frontiera con il Pakistan, di aver organizzato l'attentato che ancora non è stato rivendicato.
Nella provincia di Kandahar (sud), altro centro di ribellione, due soldati canadesi dell'Isaf, un poliziotto e un interprete afghano sono stati uccisi ieri da una bomba mentre erano di pattuglia a piedi. Lo ha annunciato un portavoce militare canadese. Nell'attentato sono anche rimasti feriti altri quattro soldati canadesi e un interprete. Sempre a Kandahar, un membro del consiglio provinciale è stato abbattuto sabato sera in una moschea. Nella vicina provincia di Oruzgan, un civile è stato ucciso e due altri
feriti oggi da una bomba scoppiata davanti a un negozio di musica a Tirin Kot.
28 dicembre 2008
http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74621
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domenica 17 febbraio 2008
TERRORISMO ISLAMICO E I BAMBINI
Spesso si usa il termine "bestia" per definire un comportamento abietto, talmente ignobile da essere considerato inumano, non degno del genere umano e quindi "bestiale".
Eppure anche le bestie hanno cura dei cuccioli del branco.
Come definire, quindi chi manda a morire i propri bambini?
"Bestie" non é proprio il caso. E' un'offesa ma nei confronti delle bestie.
Come chiamarli se non mostri assetati di sangue, criminali feroci,talmente fanatici e intrisi d'odio da versare anche quello dei propri "figli" pur di veder scorrere quello dei nemici.
Questi mostri, senza dio, senza coscienza e senza onore (come si può considerare "uomo d'onore" chi fa "combattere" la propria guerra ad un bambino inconsapevole e innocente?) appartengono alla schiera dei "combattentti" di Alqaida, ai "resistenti" che combattono il grande Satana.
Ma loro sono peggio di qualsiasi satana occidentale.
Hanno ucciso un bambino e minato il corpo in modo che esplodesse quando la famiglia fosse andata a recuperarlo.
Hanno preso dei bambini per passare ai checkpoint ingannando gli americani. Si sono fatti saltare in aria insieme a loro.
Un mese fa due bambini sono stati uccisi da una bomba nascosta fra i giocattoli e gli americani hanno trovato adolescenti decapitati alle porte di Baquba. Abu Mussab al Zarqawi bombardò un gruppo di bambini che accettava caramelle dai soldati.
L’ultima tecnica di questa fattoria della morte di al Qaida è lo stordimento dei bambini e il loro impiego in azioni suicide. “I terroristi islamici di al Qaida utilizzano bambini di dieci anni per eseguire attentati kamikaze”. Lo denuncia lo sceicco Saher Abdel Jabbar, esponente delle tribù della provincia irachena all’agenzia di stampa Milaf Press e al quotidiano arabo al Hayat. “L’attentatore suicida che si è fatto esplodere durante un summit dei capi tribù di Diyala venerdì scorso, in base alle indagini mediche e alle prove raccolte dagli inquirenti e dalle forze americane non ha più di dieci anni”. Sunniti e sciiti discutevano di iniziative da intraprendere a livello politico e tribale in appoggio agli americani nella lotta ad al Qaida. L’esercito americano commenta che se gli esponenti di al Qaida “hanno iniziato a usare i bambini vuol dire che è divenuta efficace l’azione di contrasto messa in atto a Diyala”. L’islamismo wahabita è una tigre che divora la preda, a Diyala come a Beslan. Lo hanno capito quelle migliaia di sunniti che si sono rivoltati contro il vero occupante della Mesopotamia. L’islamismo che secondo il filosofo Christian Godin è il peggiore dei totalitarismi: “Odia tutto il mondo”. In Iraq si salda la logica algerina del massacro di bambini e quella iraniana che li ha usati come teche di morte durante la guerra contro Saddam Hussein. Un tagliagole algerino, noto con il nome di “Momo le Nain”, Maometto il Nano, nel 1996, a Ben Talha, un sobborgo di Algeri, decapitò un dozzina di bambini.
L’Iran teocratico ha trasformato i bambini in carne da cannone.
Durante la guerra fra Iran e Iraq, l’ayatollah Khomeini importò cinquecentomila chiavette da Taiwan. Prima di ogni missione suicida, a ogni bambino era consegnata una chiavetta, sarebbe servita a spalancargli le porte del paradiso. I bambini venivano avvolti in coperte, per non disperdere le membra dopo la deflagrazione.
Come ha raccontato un veterano della guerra fra Iran e Iraq alla Frankfurter Allgemeine, “sembrava quasi una corsa, anche senza aver ricevuto ordini dal comandante, tutti volevano arrivare primi”.
Nel 1982 Khomeini emanò una legge che stabiliva che tutti i bambini sopra i dodici anni potevano arruolarsi senza il permesso del padre.
Jonathan Evans, il capo dell’M15, il servizio segreto britannico, una settimana fa ha profeticamente annunciato che al Qaida era pronta a usare i bambini nelle operazioni di “martirio”.
“Stanno radicalizzando e reclutando i bambini vulnerabili per portare a termine atti di terrorismo”. Alla fine di agosto il Los Angeles Times ha pubblicato un’inchiesta sui bambini di al Qaida in Iraq. “Bambini di undici e dodici anni riempiono i campi di detenzione americani in Iraq”.
Il maggiore Douglas Stone spiega che sono almeno cento i bambini utilizzati in operazioni terroristiche. Piazzano le bombe lungo le strade, le tariffe per questo servizio vanno dai duecento ai trecento dollari. Questa estate si è chiusa con i resistenti sunniti contro i qaidisti che, entrando in due villaggi della zona di al Kanan, a nord di Baghdad, hanno rapiti sette bambini. Peter Singer della Brookings Institution parla di una “generazione perduta” di bambini iracheni. Anche Saddam Hussein li usava, inquadrati nei “Leoni di Saddam” e diretti dal figlio Uday, gran regista del terrore di stato iracheno.
L’occidente che fa la conoscenza di questo martire di dieci anni ha chiuso gli occhi e giustificato la cultura del martirio di infanti musulmani cantata nei testi dell’Autorità palestinese. Per al Qaida e l’islam fondamentalista i bambini sono armenti da usare in olocausto. La buona notizia è che i sunniti hanno organizzato volontariamente ed eroicamente la sommossa per sbarazzarsi di “quei bastardi”. Una settimana fa hanno fatto marciare decine di bambini a Baghdad per commemorare lo sceicco Abu Risha, il “leone di Anbar” assassinato da al Qaida e che aveva promesso una guerra “fino all’ultimo figlio”. Con quella parata i veri resistenti hanno rivendicato il diritto alla vita dei bambini iracheni. Sono stati paragonati ai “minutemen”, i volontari dell’esercito americano durante la Rivoluzione.
Stampatello- Da Legnostorto
Orpheus
http://orpheus.ilcannocchiale.it/?r=78307
Eppure anche le bestie hanno cura dei cuccioli del branco.
Come definire, quindi chi manda a morire i propri bambini?
"Bestie" non é proprio il caso. E' un'offesa ma nei confronti delle bestie.
Come chiamarli se non mostri assetati di sangue, criminali feroci,talmente fanatici e intrisi d'odio da versare anche quello dei propri "figli" pur di veder scorrere quello dei nemici.
Questi mostri, senza dio, senza coscienza e senza onore (come si può considerare "uomo d'onore" chi fa "combattere" la propria guerra ad un bambino inconsapevole e innocente?) appartengono alla schiera dei "combattentti" di Alqaida, ai "resistenti" che combattono il grande Satana.
Ma loro sono peggio di qualsiasi satana occidentale.
Hanno ucciso un bambino e minato il corpo in modo che esplodesse quando la famiglia fosse andata a recuperarlo.
Hanno preso dei bambini per passare ai checkpoint ingannando gli americani. Si sono fatti saltare in aria insieme a loro.
Un mese fa due bambini sono stati uccisi da una bomba nascosta fra i giocattoli e gli americani hanno trovato adolescenti decapitati alle porte di Baquba. Abu Mussab al Zarqawi bombardò un gruppo di bambini che accettava caramelle dai soldati.
L’ultima tecnica di questa fattoria della morte di al Qaida è lo stordimento dei bambini e il loro impiego in azioni suicide. “I terroristi islamici di al Qaida utilizzano bambini di dieci anni per eseguire attentati kamikaze”. Lo denuncia lo sceicco Saher Abdel Jabbar, esponente delle tribù della provincia irachena all’agenzia di stampa Milaf Press e al quotidiano arabo al Hayat. “L’attentatore suicida che si è fatto esplodere durante un summit dei capi tribù di Diyala venerdì scorso, in base alle indagini mediche e alle prove raccolte dagli inquirenti e dalle forze americane non ha più di dieci anni”. Sunniti e sciiti discutevano di iniziative da intraprendere a livello politico e tribale in appoggio agli americani nella lotta ad al Qaida. L’esercito americano commenta che se gli esponenti di al Qaida “hanno iniziato a usare i bambini vuol dire che è divenuta efficace l’azione di contrasto messa in atto a Diyala”. L’islamismo wahabita è una tigre che divora la preda, a Diyala come a Beslan. Lo hanno capito quelle migliaia di sunniti che si sono rivoltati contro il vero occupante della Mesopotamia. L’islamismo che secondo il filosofo Christian Godin è il peggiore dei totalitarismi: “Odia tutto il mondo”. In Iraq si salda la logica algerina del massacro di bambini e quella iraniana che li ha usati come teche di morte durante la guerra contro Saddam Hussein. Un tagliagole algerino, noto con il nome di “Momo le Nain”, Maometto il Nano, nel 1996, a Ben Talha, un sobborgo di Algeri, decapitò un dozzina di bambini.
L’Iran teocratico ha trasformato i bambini in carne da cannone.
Durante la guerra fra Iran e Iraq, l’ayatollah Khomeini importò cinquecentomila chiavette da Taiwan. Prima di ogni missione suicida, a ogni bambino era consegnata una chiavetta, sarebbe servita a spalancargli le porte del paradiso. I bambini venivano avvolti in coperte, per non disperdere le membra dopo la deflagrazione.
Come ha raccontato un veterano della guerra fra Iran e Iraq alla Frankfurter Allgemeine, “sembrava quasi una corsa, anche senza aver ricevuto ordini dal comandante, tutti volevano arrivare primi”.
Nel 1982 Khomeini emanò una legge che stabiliva che tutti i bambini sopra i dodici anni potevano arruolarsi senza il permesso del padre.
Jonathan Evans, il capo dell’M15, il servizio segreto britannico, una settimana fa ha profeticamente annunciato che al Qaida era pronta a usare i bambini nelle operazioni di “martirio”.
“Stanno radicalizzando e reclutando i bambini vulnerabili per portare a termine atti di terrorismo”. Alla fine di agosto il Los Angeles Times ha pubblicato un’inchiesta sui bambini di al Qaida in Iraq. “Bambini di undici e dodici anni riempiono i campi di detenzione americani in Iraq”.
Il maggiore Douglas Stone spiega che sono almeno cento i bambini utilizzati in operazioni terroristiche. Piazzano le bombe lungo le strade, le tariffe per questo servizio vanno dai duecento ai trecento dollari. Questa estate si è chiusa con i resistenti sunniti contro i qaidisti che, entrando in due villaggi della zona di al Kanan, a nord di Baghdad, hanno rapiti sette bambini. Peter Singer della Brookings Institution parla di una “generazione perduta” di bambini iracheni. Anche Saddam Hussein li usava, inquadrati nei “Leoni di Saddam” e diretti dal figlio Uday, gran regista del terrore di stato iracheno.
L’occidente che fa la conoscenza di questo martire di dieci anni ha chiuso gli occhi e giustificato la cultura del martirio di infanti musulmani cantata nei testi dell’Autorità palestinese. Per al Qaida e l’islam fondamentalista i bambini sono armenti da usare in olocausto. La buona notizia è che i sunniti hanno organizzato volontariamente ed eroicamente la sommossa per sbarazzarsi di “quei bastardi”. Una settimana fa hanno fatto marciare decine di bambini a Baghdad per commemorare lo sceicco Abu Risha, il “leone di Anbar” assassinato da al Qaida e che aveva promesso una guerra “fino all’ultimo figlio”. Con quella parata i veri resistenti hanno rivendicato il diritto alla vita dei bambini iracheni. Sono stati paragonati ai “minutemen”, i volontari dell’esercito americano durante la Rivoluzione.
Stampatello- Da Legnostorto
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venerdì 15 febbraio 2008
BAMBINI IN IRAQ E AL QAEDA
8 febbraio 2008
Iraq, il terrorismo corre con le gambe dei bambini
Povertà, ignoranza, la seduzione di sentirsi invincibili, il desiderio di adempiere la volontà di Allah e finalmente diventare adulto. I moventi che spingono i piccoli iracheni tra le fila di al Qaeda e delle milizie settarie sono molteplici, ma tutti spiegabili in sostanza con la radicata cultura della violenza e delle armi che in Iraq si è diffusa molto prima dell’invasione americana del 2003. Qaedisti e milizie sunnite e sciite fanno leva su questo e basta poco perché un bambino si ritrovi ad imbracciare un fucile ed inscenare rapine e sequestri come nell’ultimo video di al Qaeda in Mesopotamia, reso pubblico due giorni fa.
Povertà e ignoranza
Il movente più banale è sicuramente il ritorno economico. Per piazzare una bomba oggi al Qaeda pagherebbe un bambino tra i 200 e i 300 dollari, cifra che permette di sfamare una famiglia di almeno cinque persone per due o tre mesi. Secondo fonti militari irachene e statunitensi, sarebbero invece minori le ricompense delle milizie religiose: 35 dollari per consegnare un pacco bomba. Il più delle volte si tratta di bambini delle classi sociali medio basse, che hanno smesso di andare a scuola, per povertà o per mancanza di sicurezza. Secondo dati del ministero iracheno dell’Istruzione, nel 2007 solo il 30 per cento dei 3,5milioni di bambini in età elementare frequentano la scuola.
La seduzione della guerra
Per chi poi ha visto uccidere un genitore o un parente, la guerra rappresenta una forte seduzione, un modo per affermarsi in mancanza di alternative. “Sono grato all’Esercito del Mahdi (milizia sciita di al Sadr, ndr) perché mi ha reso un uomo”, dice Ali, 14 anni sciita, citato in un articolo di Newsweek. I militanti islamici sono gli uomini più forti nel loro mondo fatto di terrore. E qui gioca un ruolo decisivo il richiamo religioso: quando un adolescente sente la sua guida spirituale chiedergli di fare un’azione “in nome di Dio”, avverte che obbedendo lascia la vita da bambino per diventare un adulto in grado di compiere la volontà di Allah. La cultura della violenza
Ma dietro ogni baby terrorista c'è soprattutto il profondo problema di una società cresciuta in stato di guerra e terrore. Che affonda le sue radici già a prima del 2003. “Quando ero al quinto anno della scuola superiore – ricorda Yousef, un giovane venticinquenne di Baghdad ora emigrato in Europa – ci obbligavano ad allenarci nell’uso delle armi dopo le lezioni e chi non partecipava veniva denunciato ai rappresentanti del partito Baath che erano nell’istituto”. “I bambini ormai giocano alla guerra come con le bambole o le macchinine”, denunciano alcuni genitori iracheni. Tanto vasta è la diffusione di armi-giocattolo per le strade, che il governo l’anno scorso aveva espresso “preoccupazione” a riguardo, senza però attuare misure concrete. Un commerciante di Baghdad racconta che “i fucili giocattolo sono l'articolo di gran lunga più venduto sia per i bambini che le bambine”. Vivendo in un contesto in cui la violenza è “addirittura lodata” – spiegano esperti di sociologia – l’adolescente è convinto che con l’uso delle armi può farsi un nome, una reputazione e questo lo fa sentire forte, invincibile.
Da Asia news
Giocare con i fucili giocattolo non trasforma un bambino in un terrorista, é la cultura della morte, propagandata attraverso la religione, che porta a quel fanatismo necessario per inmmolarsi in nome di Allah.
Orpheus
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Iraq, il terrorismo corre con le gambe dei bambini
Povertà, ignoranza, la seduzione di sentirsi invincibili, il desiderio di adempiere la volontà di Allah e finalmente diventare adulto. I moventi che spingono i piccoli iracheni tra le fila di al Qaeda e delle milizie settarie sono molteplici, ma tutti spiegabili in sostanza con la radicata cultura della violenza e delle armi che in Iraq si è diffusa molto prima dell’invasione americana del 2003. Qaedisti e milizie sunnite e sciite fanno leva su questo e basta poco perché un bambino si ritrovi ad imbracciare un fucile ed inscenare rapine e sequestri come nell’ultimo video di al Qaeda in Mesopotamia, reso pubblico due giorni fa.
Povertà e ignoranza
Il movente più banale è sicuramente il ritorno economico. Per piazzare una bomba oggi al Qaeda pagherebbe un bambino tra i 200 e i 300 dollari, cifra che permette di sfamare una famiglia di almeno cinque persone per due o tre mesi. Secondo fonti militari irachene e statunitensi, sarebbero invece minori le ricompense delle milizie religiose: 35 dollari per consegnare un pacco bomba. Il più delle volte si tratta di bambini delle classi sociali medio basse, che hanno smesso di andare a scuola, per povertà o per mancanza di sicurezza. Secondo dati del ministero iracheno dell’Istruzione, nel 2007 solo il 30 per cento dei 3,5milioni di bambini in età elementare frequentano la scuola.
La seduzione della guerra
Per chi poi ha visto uccidere un genitore o un parente, la guerra rappresenta una forte seduzione, un modo per affermarsi in mancanza di alternative. “Sono grato all’Esercito del Mahdi (milizia sciita di al Sadr, ndr) perché mi ha reso un uomo”, dice Ali, 14 anni sciita, citato in un articolo di Newsweek. I militanti islamici sono gli uomini più forti nel loro mondo fatto di terrore. E qui gioca un ruolo decisivo il richiamo religioso: quando un adolescente sente la sua guida spirituale chiedergli di fare un’azione “in nome di Dio”, avverte che obbedendo lascia la vita da bambino per diventare un adulto in grado di compiere la volontà di Allah. La cultura della violenza
Ma dietro ogni baby terrorista c'è soprattutto il profondo problema di una società cresciuta in stato di guerra e terrore. Che affonda le sue radici già a prima del 2003. “Quando ero al quinto anno della scuola superiore – ricorda Yousef, un giovane venticinquenne di Baghdad ora emigrato in Europa – ci obbligavano ad allenarci nell’uso delle armi dopo le lezioni e chi non partecipava veniva denunciato ai rappresentanti del partito Baath che erano nell’istituto”. “I bambini ormai giocano alla guerra come con le bambole o le macchinine”, denunciano alcuni genitori iracheni. Tanto vasta è la diffusione di armi-giocattolo per le strade, che il governo l’anno scorso aveva espresso “preoccupazione” a riguardo, senza però attuare misure concrete. Un commerciante di Baghdad racconta che “i fucili giocattolo sono l'articolo di gran lunga più venduto sia per i bambini che le bambine”. Vivendo in un contesto in cui la violenza è “addirittura lodata” – spiegano esperti di sociologia – l’adolescente è convinto che con l’uso delle armi può farsi un nome, una reputazione e questo lo fa sentire forte, invincibile.
Da Asia news
Giocare con i fucili giocattolo non trasforma un bambino in un terrorista, é la cultura della morte, propagandata attraverso la religione, che porta a quel fanatismo necessario per inmmolarsi in nome di Allah.
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